Dall'età aragonese al Viceregno

         All’età aragonese risalgono i tre arconi trasversali, costruiti per rafforzare la struttura dopo un forte terremoto nel 1456. Quello centrale, che reca in bella evidenza il serpente o biscione degli Sforza di Milano, fu fatto costruire da Ludovico il Moro, il famoso mecenate di Leonardo e di Bramante. Alla stessa epoca risalgono il trittico di Andrea Rico da Candia (1451), di netta intonazione bizantina, e la bella pala di Bartolomeo Vivarini (1476), noto artista veneziano operante in Puglia.
      Il Cinquecento si apre col bel sarcofago di Giacomo Bongiovanni che si incontra appena si entra in chiesa attraverso il portale destro della facciata principale. Egli era, oltre che maestro di Bona Sforza, figlia della duchessa Isabella d’Aragona, anche rettore delle scuole all’ombra della basilica. In un’epoca in cui non esistevano le scuole pubbliche, la basilica, come le più importanti cattedrali del mondo, organizzava scuole che vertevano soprattutto sugli studi biblici. Ecco perché il suddetto Bongiovanni dispose che sul suo sepolcro campeggiasse un grande quadro di S. Girolamo, il patrono delle scuole cattoliche.
    Nel XVI secolo fu anche rifatto il coro e parte del soffitto, almeno a giudicare da tracce di affreschi in stile rinascimentale. Ma l’alterazione più notevole fu senza dubbio la collocazione nell’abside centrale del mausoleo di Bona Sforza (1593), seguita pochi anni dopo dal corredo pittorico che andò a ricoprire l’intera abside, con raffigurazione di santi e re polacchi. Il principale scultore del complesso, Andrea Sarti di Carrara, non sarà stato un grande artista, ma certamente era colui che andava per la maggiore nella Napoli di fine Cinquecento. Bona Sforza, duchessa di Bari e potente regina di Polonia, era morta a Bari nel 1557 e sepolta in cattedrale. La figlia, regina Anna, ottenne però dal papa il trasferimento in S. Nicola. Cinque sono le statue che si stagliano sul Mausoleo: la regina stessa che prega in ginocchio in alto, S. Nicola e S. Stanislao (rispettivamente nella nicchia di sinistra e di destra, per chi guarda), nonché l’allegoria femminile del regno di Polonia e quella del ducato di Bari (sempre a sinistra e a destra per chi guarda). Nei restauri del 1925-34 tutto il complesso stava per essere rimosso come non idoneo al contesto liturgico e tantomeno al contesto artistico. Alla fine però, mentre fu distrutto l’intero corredo pittorico, il Mausoleo fu rispettato in considerazione dell’importanza di Bona per la città di Bari[1].
      Con il Seicento si apre la grande stagione del barocco e la Basilica aderì in pieno al nuovo gusto artistico. Gli inizi del secolo furono caratterizzati dal rifacimento dei reliquiari argentei. Quindi si passò al pulpito, e finalmente al  grandioso soffitto realizzato da Carlo Rosa di Bitonto e dai suoi discepoli negli anni sessanta di quel secolo. Nel 1684, come si è detto fu rifatto completamente l’antico altare d’argento di Uroš II Milutin, e il nuovo altare barocco andò a ricoprire la tomba del Santo[2]. Anche la cripta fu completamente ricoperta di stucchi barocchi, i quali, fortunatamente, furono applicati alle colonne e alle volte senza scalpellarle, come invece accadde per la cattedrale. Per cui quando nel 1930 si è rivalutato lo stile romanico, è stato sufficiente rimuovere le aggiunte barocche.
    L’opera principale però del Seicento resta il grande soffitto della navata centrale e del transetto[3]. Scene della vita del Santo sono alternate a leggende popolari. Nella navata centrale, partendo dall’ingresso si incontra prima il grande riquadro di Basilio (in occidente noto come Adeodato), il ragazzo rapito dai Saraceni e da S. Nicola restituito ai genitori. Viene quindi l’immacolata concezione con una scena di S. Nicola che salva dei naviganti. Per finire con S. Nicola al concilio di Nicea, mentre davanti a Costantino dimostra col mattone il dogma della Trinità contro Ario. Le tre grandi scene centrali sono circondate da quattro minori più o meno correlate, nonché da vari personaggi legati all’Immacolata Concezione, una verità che i re di Spagna fecero propria secoli prima che fosse dichiarata dogma nel 1854.
     Al centro del transetto sovrastante il presbiterio non è raffigurato S. Nicola bensì il Padre eterno circondato dai patriarchi. S. Nicola compare invece sia nel transetto di sinistra (scena principale: il Santo che passando da Bari profetizza: Qui riposeranno le mie ossa), che in quello di destra: Urbano II processionalmente repone le reliquie nella tomba della cripta. Le scene che circondano questo secondo riquadro sono tutte correlate ai primi tempi della Basilica.
 
          Tracce dei periodi aragonese e viceregnale sono:
  1. Tre arconi di sostegno (1458 e 1494)
  2. Trittico di Rico da Candia (1451)
  3. Pala di Bartolomeo Vivarini (1476)
  4. Sarcofago di Giacomo Bongiovanni (1510)
  5. Sarcofago dei Della Marra (1554)
  6. Mausoleo di Bona Sforza (1593)
  7. Pulpito (1640 circa)
  8. Soffitto di Carlo Rosa (1661-1671)
  9. Lunette di Nicola Gliri (1661)
  10. Altare d’Argento (1684)
  11. Quadro di S. Nicola Nero (1700 circa)
 
 
 
[1] Su Bona Sforza il volume più impegnativo in italiano è quello di G. Cioffari, Bona Sforza. Donna del Rinascimento tra Italia e Polonia, Bari 2000.
[2] Cfr. Franca L. Bibbo, L’altare d’argento di S. Nicola, Bari 1987.
[3] Cfr. Il soffitto dorato della Basilica di S. Nicola, in Nicolaus Studi Storici, 1999, n. 2, pp. 275-354.