San Nicola santo ecumenico

 La figura di S. Nicola ha un grande ruolo nelle relazioni interreligiose perché è il Santo più venerato nell’Ortodossia, e specialmente nel mondo slavo. E’ auspicabile pertanto non solo una restituzione della sua festa liturgica a memoria obbligatoria, ma anche che si proceda eventualmente alla sua proclamazione quale patrono dell’ecumenismo cattolico-ortodosso.
  
1. Ecumenismo del Nicola storico
     Non si tratta tuttavia di un qualcosa che si è aggiunto sull’onda delle leggende, come è il caso ad esempio del suo patronato sui bambini, ma si radica e in modo consistente nella sua personalità storica. La migliore espressione di questo aspetto è una delle più antiche preghiere liturgiche dell’Ortodossia, che lo invoca come “Regola di fede e immagine di mitezza” (kanona pisteos kai ikona praòtitos, pravilo very i obraz krotosti). Il che tra l’altro è ben reso anche dagli sviluppi iconografici che all’immagine dell’uomo fiero ed energico (difensore dell’ortodossia della fede), prevalente fino al secolo XI, succede la figura dell’anziano vescovo benedicente.
     Tutti questi aspetti del culto si radicano nella sua personalità storica, che univa ad una grande fermezza nella fede (lotta alle eresie e al paganesimo) un’altrettanto decisa propensione al dialogo. A dire il vero ci è pervenuto un solo episodio in tal senso, ma la fonte lascia intendere che questo era il carattere di S. Nicola.
      La fonte è Andrea di Creta, uno dei più celebri scrittori sacri bizantini, vissuto fra il 660 ed il 740. Nell’encomio di S. Nicola, composto prima della crisi iconoclasta (726) egli riporta un episodio che non si trova in nessun’altro autore: la conversione del vescovo Teognide. Il contesto è ovviamente l’aspro dibattito provocato dall’eresia ariana (che negava la perfetta identità di natura tra il Padre e il Figlio nella santa Trinità). Nicola era molto preoccupato che a vincere fosse la retta fede, ma ciò che lo distingue fra tanti padri del tempo (come ad esempio Atanasio) è il suo deciso impegno al dialogo. 
       Ecco le parole di S. Andrea di Creta: Chi del resto non ammirerà la tua magnanimità ? Chi non proverà stupore del tuo eloquio dolce, della tua mitezza, o del tuo carattere pacifico e supplichevole? Ci riferiamo a quella volta che tu, come raccontano, passando in rassegna i tralci della vera vite, incontrasti quel Teognide di santa memoria, allora vescovo della chiesa dei Marcianisti. La discussione procedette in forma scritta fino a che non lo convertisti e lo riportasti all’ortodossia. Ma poiché fra voi due era forse intervenuta una certa asprezza, con la tua voce sublime citasti quel detto dell’Apostolo e dicesti: “Vieni, riconciliamoci, o fratello, prima che il sole tramonti sulla nostra ira” (Andrea di Creta, Encomium S. Nicolai, cap. VII).
      In altre parole Nicola incarnava il vero spirito dell’ecumenismo: amore per la verità ed amore per chi la pensa diversamente in materia di fede.
 
2. Ecumenismo del suo culto
        L’auspicio che si proclami Nicola santo dell’Ecumenismo, oltre che sul carattere ecumenico della personalità storica di Nicola, poggia su un ulteriore dato di fatto: nessun Santo è così universalmente noto e amato come S. Nicola. Altri santi godono di un culto superiore al suo in determinati luoghi. Nicola attraversa invece, come nessun’altro, il mondo cattolico, ortodosso e protestante.
        Nel mondo ortodosso Nicola non teme confronti, neppure con santi come Giorgio, Teodoro, Demetrio o Sergio. A Mosca, secondo il più recente prontuario del Patriarcato, a lui sono dedicate più del doppio di chiese di qualsiasi altro Santo (inclusi Giorgio e Sergio). La Russia ha addirittura inserito nel suo calendario liturgico la festa, prettamente cattolica della Traslazione (1087) da Mira a Bari: E’ giunto il giorno della festa radiosa, dice il tropario dell’ufficio di vespro, la città di Bari gioisce e con essa l’universo intero si rallegra, con canti ed inni spirituali. Oggi è la santa festività della traslazione …Ed il contacio del secondo canone: Come una stella si sono levate da Oriente verso Occidente le tue reliquie, o santo vescovo Nicola. Il mare è rimasto santificato al tuo passaggio, e la città di Bari per te si è riempita di grazia. Per noi sei apparso generoso taumaturgo, meraviglioso e misericordioso.[1]
    Nel mondo cattolico, pur non essendo vivace come nel medioevo, il culto di S. Nicola ha una grande diffusione, almeno a giudicare dal grande numero di chiese a lui dedicate. In gran parte tale diffusione è dovuta al fatto che il suo patronato si estende ad alcune categorie che hanno l’impronta dell’universalità, dalle fanciulle da marito (la dote di cui parlano anche Dante Alighieri e S. Tommaso d’Aquino) ai marinai (chiese a lui dedicate si trovano in tutte le città portuali) ai bambini (anche per successive commistioni con Babbo Natale).       Benché restio al culto dei Santi, il mondo protestante conserva una notevole simpatia verso S. Nicola. Sia in Olanda che in Germania un gran numero di chiese protestanti ha conservato l’antica denominazione (Nikolaikirche). A proposito della simpatia, si veda il bellissimo inno di un pastore luterano (Hermann Goltz) in suo onore pubblicato sulla rivista Nicolaus Studi Storici[2]. Per non parlare della rinascita del suo culto nel mondo anglicano (in Inghilterra vi sono 378 parrocchie anglicane a lui dedicate). Se mai un santo dovesse essere dichiarato patrono del movimento ecumenico, nessuno sarà più accetto di S. Nicola. Infatti, se per il mondo ortodosso è il pastore esemplare, riuscirà particolarmente gradito al mondo protestante per il suo temperamento sensibile alla giustizia. Gli episodi della dote alle fanciulle povere e soprattutto l’atteggiamento energico verso le autorità (l’imperatore Costantino, il prefetto Ablavio, il governatore Eustazio), per ottenere giustizia a favore di cittadini innocenti, risponde esattamente all’impronta di impegno etico sociale che i protestanti perseguono nel Consiglio Mondiale delle Chiese.
 
 
     Il particolare che la Basilica che conserva le reliquie del Santo sia una Basilica pontificia, curata cioè dai Padri Domenicani ma dipendente dalla Santa Sede, fa della memoria del Santo un elemento potenziale in grado davvero di assicurare le condizioni ambientali più favorevoli a qualsiasi dialogo ecclesiale nella carità.
 di Gerardo Cioffari OP
       La figura di S. Nicola ha un grande ruolo nelle relazioni interreligiose perché è il Santo più venerato nell’Ortodossia, e specialmente nel mondo slavo. E’ auspicabile pertanto non solo una restituzione della sua festa liturgica a memoria obbligatoria, ma anche che si proceda eventualmente alla sua proclamazione quale patrono dell’ecumenismo cattolico-ortodosso.
  
1. Ecumenismo del Nicola storico
     Non si tratta tuttavia di un qualcosa che si è aggiunto sull’onda delle leggende, come è il caso ad esempio del suo patronato sui bambini, ma si radica e in modo consistente nella sua personalità storica. La migliore espressione di questo aspetto è una delle più antiche preghiere liturgiche dell’Ortodossia, che lo invoca come “Regola di fede e immagine di mitezza” (kanona pisteos kai ikona praòtitos, pravilo very i obraz krotosti). Il che tra l’altro è ben reso anche dagli sviluppi iconografici che all’immagine dell’uomo fiero ed energico (difensore dell’ortodossia della fede), prevalente fino al secolo XI, succede la figura dell’anziano vescovo benedicente.
     Tutti questi aspetti del culto si radicano nella sua personalità storica, che univa ad una grande fermezza nella fede (lotta alle eresie e al paganesimo) un’altrettanto decisa propensione al dialogo. A dire il vero ci è pervenuto un solo episodio in tal senso, ma la fonte lascia intendere che questo era il carattere di S. Nicola.
      La fonte è Andrea di Creta, uno dei più celebri scrittori sacri bizantini, vissuto fra il 660 ed il 740. Nell’encomio di S. Nicola, composto prima della crisi iconoclasta (726) egli riporta un episodio che non si trova in nessun’altro autore: la conversione del vescovo Teognide. Il contesto è ovviamente l’aspro dibattito provocato dall’eresia ariana (che negava la perfetta identità di natura tra il Padre e il Figlio nella santa Trinità). Nicola era molto preoccupato che a vincere fosse la retta fede, ma ciò che lo distingue fra tanti padri del tempo (come ad esempio Atanasio) è il suo deciso impegno al dialogo. 
       Ecco le parole di S. Andrea di Creta: Chi del resto non ammirerà la tua magnanimità ? Chi non proverà stupore del tuo eloquio dolce, della tua mitezza, o del tuo carattere pacifico e supplichevole? Ci riferiamo a quella volta che tu, come raccontano, passando in rassegna i tralci della vera vite, incontrasti quel Teognide di santa memoria, allora vescovo della chiesa dei Marcianisti. La discussione procedette in forma scritta fino a che non lo convertisti e lo riportasti all’ortodossia. Ma poiché fra voi due era forse intervenuta una certa asprezza, con la tua voce sublime citasti quel detto dell’Apostolo e dicesti: “Vieni, riconciliamoci, o fratello, prima che il sole tramonti sulla nostra ira” (Andrea di Creta, Encomium S. Nicolai, cap. VII).
      In altre parole Nicola incarnava il vero spirito dell’ecumenismo: amore per la verità ed amore per chi la pensa diversamente in materia di fede.
 
2. Ecumenismo del suo culto
        L’auspicio che si proclami Nicola santo dell’Ecumenismo, oltre che sul carattere ecumenico della personalità storica di Nicola, poggia su un ulteriore dato di fatto: nessun Santo è così universalmente noto e amato come S. Nicola. Altri santi godono di un culto superiore al suo in determinati luoghi. Nicola attraversa invece, come nessun’altro, il mondo cattolico, ortodosso e protestante.
        Nel mondo ortodosso Nicola non teme confronti, neppure con santi come Giorgio, Teodoro, Demetrio o Sergio. A Mosca, secondo il più recente prontuario del Patriarcato, a lui sono dedicate più del doppio di chiese di qualsiasi altro Santo (inclusi Giorgio e Sergio). La Russia ha addirittura inserito nel suo calendario liturgico la festa, prettamente cattolica della Traslazione (1087) da Mira a Bari: E’ giunto il giorno della festa radiosa, dice il tropario dell’ufficio di vespro, la città di Bari gioisce e con essa l’universo intero si rallegra, con canti ed inni spirituali. Oggi è la santa festività della traslazione …Ed il contacio del secondo canone: Come una stella si sono levate da Oriente verso Occidente le tue reliquie, o santo vescovo Nicola. Il mare è rimasto santificato al tuo passaggio, e la città di Bari per te si è riempita di grazia. Per noi sei apparso generoso taumaturgo, meraviglioso e misericordioso.[1]
    Nel mondo cattolico, pur non essendo vivace come nel medioevo, il culto di S. Nicola ha una grande diffusione, almeno a giudicare dal grande numero di chiese a lui dedicate. In gran parte tale diffusione è dovuta al fatto che il suo patronato si estende ad alcune categorie che hanno l’impronta dell’universalità, dalle fanciulle da marito (la dote di cui parlano anche Dante Alighieri e S. Tommaso d’Aquino) ai marinai (chiese a lui dedicate si trovano in tutte le città portuali) ai bambini (anche per successive commistioni con Babbo Natale).       Benché restio al culto dei Santi, il mondo protestante conserva una notevole simpatia verso S. Nicola. Sia in Olanda che in Germania un gran numero di chiese protestanti ha conservato l’antica denominazione (Nikolaikirche). A proposito della simpatia, si veda il bellissimo inno di un pastore luterano (Hermann Goltz) in suo onore pubblicato sulla rivista Nicolaus Studi Storici[2]. Per non parlare della rinascita del suo culto nel mondo anglicano (in Inghilterra vi sono 378 parrocchie anglicane a lui dedicate). Se mai un santo dovesse essere dichiarato patrono del movimento ecumenico, nessuno sarà più accetto di S. Nicola. Infatti, se per il mondo ortodosso è il pastore esemplare, riuscirà particolarmente gradito al mondo protestante per il suo temperamento sensibile alla giustizia. Gli episodi della dote alle fanciulle povere e soprattutto l’atteggiamento energico verso le autorità (l’imperatore Costantino, il prefetto Ablavio, il governatore Eustazio), per ottenere giustizia a favore di cittadini innocenti, risponde esattamente all’impronta di impegno etico sociale che i protestanti perseguono nel Consiglio Mondiale delle Chiese.
 
 
     Il particolare che la Basilica che conserva le reliquie del Santo sia una Basilica pontificia, curata cioè dai Padri Domenicani ma dipendente dalla Santa Sede, fa della memoria del Santo un elemento potenziale in grado davvero di assicurare le condizioni ambientali più favorevoli a qualsiasi dialogo ecclesiale nella carità.
P. Gerardo Cioffari OP
 
 
 
[1] Cfr. Служба на честных мощей ..., tropario ai vespri e secondo canone, in G. Cioffari, Storia della chiesa russa di Bari, Nicolaus Studi Storici 2001, fasc. 1, rispettivamente p. 94 e 122.
[2] Cfr. Hermann Goltz, Oggi vi canterò un inno antico ed un inno nuovo, Nicolaus Studi Storici, 1999, fasc. 1, pp. 111-119.

 
 
 
[1] Cfr. Служба на честных мощей ..., tropario ai vespri e secondo canone, in G. Cioffari, Storia della chiesa russa di Bari, Nicolaus Studi Storici 2001, fasc. 1, rispettivamente p. 94 e 122.
[2] Cfr. Hermann Goltz, Oggi vi canterò un inno antico ed un inno nuovo, Nicolaus Studi Storici, 1999, fasc. 1, pp. 111-119.