Il XX secolo

Dai primi numeri del Bollettino di S. Nicola (fondato nel 1906 per raccontare appunto le feste di maggio e di dicembre) si evince l’attività frenetica nelle vie di Bari in occasione delle feste. Un gran numero di pellegrini (le cifre variano da 15.000 a 30.000) giungevano specialmente dall’Abruzzo, dal Molise, dalla Campania e dalle Puglie, incentivati anche dalle sensibili facilitazioni ferroviarie. Cinque bande musicali si alternavano a creare una festosa atmosfera in città, mentre la sera il cielo era illuminato dai fuochi pirotecnici. In alcune manifestazioni erano previsti anche lanci di palloncini.
Nella Basilica la liturgia era resa solenne da rinomati predicatori e dalle esecuzioni della Schola cantorum guidata dal maestro P. La Rotella. I canonici si preoccupavano anche di offrire il pranzo ai pellegrini che venivano da lontano (nel 1907 lo ebbero ben 6730 pellegrini).
Pellegrinaggi sono attestati da Frignano Maggiore (CE), Parete e S. Cipriano d’Aversa, Lusciano, S. Arpino, Teverola, Caivano, Cesa (CE, pellegrinaggio dal 1871 guidato dal capogruppo Mosé Ferrante), Vasto Aimone (350 persone, di cui 289 a piedi), Lanciano e S. Vito di Lanciano, Guardiagrele, Orsogna (Chieti), Castelpetroso, S. Angelo in Grotte, Pollutri, Toro, Casalanguida, Mafalda, Palmoli, Castelfrentano, Bomba. Pietrelcina e Montenero di Bisaccia. Così fotografava il Bollettino la situazione nel 1908: Le compagnie di pellegrini recatisi in Bari a sciogliere i loro voti sulla Tomba del Santo dal 20 aprile a tutto Maggio furono in numero di 121 con un complessivo di n. 15 mila provenienti in gran parte dagli Abruzzi, dalla Capitanata, dal Molise, dalla Campania e da tutte le Puglie. Di questi ricevettero gratis il pranzo nell’Ospizio annesso alla R. Basilica quasi novemila oltre a quelli che, non potendo fermarsi più a lungo in Bari per attendere il loro turno, ebbero la sola devozione del pane benedetto. 
Per il 1913 il Bollettino di S. Nicola invitava a sempre più splendide feste popolari, ma distinguendole più chiaramente dalle feste religiose. Fu questo un cammino lento, ma continuo. Ed infatti, quando nel 1952 prese il via il Maggio di Bari, le manifestazioni civili furono nettamente distinte da quelle religiose, anche se in alcuni punti il clero partecipava alle manifestazioni civili.
Nel frattempo, dal 1951 la Basilica era affidata alle cure dei Padri Domenicani, subentrati, per volere del papa Pio XII al real capitolo nicolaiano. I nuovi religiosi si trovarono così, con fresco entusiasmo, a sposare il nuovo vento di primavera delle feste di maggio. E gli anni Cinquanta divennero l’epoca d’oro del Maggio di Bari e del Corteo Storico. Ogni nuovo priore dei Domenicani dall’inizio fino ad oggi ha cercato di imprimere un nuovo ritmo. E particolarmente spettacolare risultò la festa del 1987, fortemente voluta dal padre Damiano Bova, rettore del tempo, in occasione del nono centenario.  Rieletto nel 2005 continua  a tenere i contatti con la pubblica amministrazione, affinché sempre più articolato sia il coordinamento fra le manifestazioni civili e quelle religiose.
I pellegrini vengono ancora, specialmente dalla Campania e dall’Abruzzo e Molise. Il compito della Città è quello di saper essere ospitale e di accoglierli con affetto e simpatia.