I primi tempi

Per quanto strano possa apparire, l’andamento della festa di S. Nicola nei primi secoli dopo la traslazione è particolarmente carente di documentazione. Il primo riferimento alla festa liturgica sembra trovarsi nella narrazione russa: Quel giorno, il papa di Roma Urbano (per errore è scritto Germano), i vescovi e tutti i cittadini istituirono una grande festa in onore del Santo, che ripetono annualmente sino al giorno d’oggi. Mangiarono, bevvero e fecero festa in quei giorni, e molti doni fecero ai poveri. Mentre nella bolla di consacrazione di Elia (1089) le espressioni erano ancora generiche (le festività di S. Nicola, S. Sabino, ecc.), nelle successive bolle di concessione del pallio da parte dei romani pontefici si cominciò a distinguere la festività del 6 dicembre da quella del 9 maggio.
L’attività di compravendita e quindi un primo accenno alle fiere si può trovare in un diploma di Costanza (1117), vedova di Boemondo, anche se il testo non parla di fiere: Insuper tibi personaliter quamdiu vixeris concedo et dono plateaticum quod palatio meo, et filii mei carissimi Boamundi pertinet. De omnibus rebus, quae venduntur ab illis, qui in domibus, quae infra ambitum praedictae curtis sunt amodo hospitabuntur, videlicet de auro et argento et cuiuscumque generis, equitationis et atinis, et pannis sericis et lineis, pellibus griscis, berariis et arminiis, et cuiuscumque modi.
A due feste, come a due fiere, fanno riferimento le Consuetudines Barenses, scritte intorno all’anno 1200 da Andrea da Bari. Mentre, una pergamena del 1254 attestava che in occasione delle due festività di S. Nicola, l’arcivescovo o il suo vicario con tutti i canonici della cattedrale si recava processionalmente alla Basilica per celebrare l’ufficio divino. Al termine, tutti venivano calorosamente accolti in una sala del capitolo e potevano condividere un fraterno convito, che poteva essere una cena o qualcosa come un rinfresco.