La morte e il myron

Fino a tutto il X secolo nessuna fonte agiografica riporta l'anno della morte di  Nicola.  La causa deve essere vista sia nella mancanza di dati precisi sia nella poca sensibilità degli agiografi al riguardo.  Essi infatti si preoccupavano  dell'edificazione dei fedeli attraverso l'elogio del santo, trascurando di informarli sulla cronologia degli eventi.  Parlavano cioè più al cuore che alla mente.
Il primo agiografo, Michele Archimandrita, non si pone il problema dell'anno della morte, ma solo della santità di essa:
 
Dopo aver vissuto così nella città di Myra e dopo aver profumato tutti con la sua odorosissima e santissima condotta di vita e attività pastorale, abbandonò la sua vita mortale e passò al riposo eterno, allietato dai cori degli angeli, godendo insieme con le moltitudini dei patriarchi ed intercedendo incessantemente per quelli che lo invocano con gioia nella fede e soprattutto per quelli che sono oppressi e versano in disgrazie e miseria.  Il suo corpo prezioso e odoroso della fragranza della virtù, seppellito nella sua chiesa, versò subito un olio odoroso e soave, che allontana ogni maleficio ed è buono a fornire un rimedio che salva e respinge il male, per la gloria di Cristo, nostro vero Dio che lo glorificò.
 
Il primo a porsi il problema della morte di S. Nicola fu Giovanni Diacono che, verso l'880, non ancora venticinquenne, viveva a Napoli.  Questo autore, che compilò la sua «Vita di S. Nicola» a partire dall'elogio che Metodio scrisse dedicandolo ad un primicerio di nome Teodoro, afferma:
 
Non parlo della sua morte e di come trapassò da questo mondo, poiché non ne ho trovato notizia da nessuna parte.  Ma perché poi essere tanto curiosi circa la sua morte, quando la grandezza delle sue azioni miracolose rivela chiaramente che lui, sciolto dai vincoli della carne, è salito libero nei cieli da questa dimora fangosa ed in eterno trionfa con Cristo nella casa celeste?
 
Al di là dell'atteggiamento di Giovanni Diacono, che da un lato sente la necessità di dati più completi e dall'altro si adegua alla mentalità agiografica del tempo, è importante notare il fatto che egli, pur vivendo a Napoli (città che allora era in pieno rifiorire di cultura greca) non trovò alcunché sulla morte di S. Nicola.
 
Il primo indizio sulla morte del Santo si ritrova proprio al tempo di Giovanni Diacono o nel ventennio successivo a Costantinopoli.  Si tratta dell'indicazione contenuta nel Sinassario di quella chiesa, secondo cui sarebbe morto «in età avanzata».  Di fronte a questo dato specifico viene spontanea la domanda: da chi ha tratto questo dato l'autore di questo Sinassario o di questa parte del Sinassario?  Ma, nonostante gli studi approfonditi, il noto bollandista H. Delehaye giunse a questa conclusione: “In che tempo e con quali autori ebbero inizio i Sinassari è un'antica ed ardua controversia, che con le testimonianze in nostro possesso è impossibile risolvere”.  Un fatto questo che rende difficile anche il giudicare sull'attendibilità della notizia agiografica.  Infatti è impossibile sapere a che epoca appartenga lo scritto da cui ha tratto la notizia l'autore che compilò il Sinassario verso il 900.  Ed è quindi impossibile sapere quale grado di accuratezza storica caratterizzava la fonte.
La notizia che S. Nicola morì in età avanzata, se non risolve i problemi cronologici, ha comunque un certo valore orientativo. E’ merito dell'Anrich l'aver restituito la data del 6 dicembre al taumaturgo di Mira, dopo che Falcone, alterando un testo (volontariamente?), aveva voluto riferirla alla morte di Nicola monaco.  Lo studioso tedesco ha dimostrato infatti che la festa liturgica del taumaturgo di Mira, già esistente al tempo del monaco di Sion (VI secolo), era il 6 dicembre, e che la morte di quest'ultimo avvenne invece il 10 dicembre. 
La data più comunemente accolta nel medioevo era il 343.  E il motivo è semplice: questa è la data della morte di S. Nicola indicata nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze, che per molti secoli fu il «Leggendario» più diffuso.  Ma se questa era la data più comunemente accolta, non pochi scrittori indicarono anni diversi. Ecco uno schema delle varie tesi:
 
Niceforo di Bari (la traslazione 775 anni dopo la morte) + 312
Giovanni Arcidiacono (pochi giorni dopo Nicea)  + 325
Konungsannall (annali islandesi)  + 333
Vita Nicolai Sionitae anticorussa (anno 28 di Costantino) + 334
Lequien (traslazione 746 anni dopo la morte; fonte?) + 341
Sigeberto Gemblacense (traslazione, 745 anni dopo la morte) + 342   
Legenda aurea +343
Annali di Vendôme (anno passionis 317) +345
Giacomo Filippo da Bergamo +351
Goffredo da Bussero (a. X pontificatus S. Ambrosii) +365
 
Nonostanche che una tale divergenza di opinioni potrebbe far perdere la fiducia nella possibilità di avvicinarsi alla data della morte del Santo,  alcuni elementi  permettono di preferire un gruppo di date ad un altro.  Il metodo migliore per procedere mi sembra infatti quello di cominciare col distinguere i due gruppi principali di datazioni. Eliminando il 312 (in base alla testimonianza di Teodoro il Lettore (che lo dice presente a Nicea nel 325), ma anche troppo precoce per lo sviluppo della Praxis de stratelatis) il primo gruppo va dal 325 al 340, il secondo dal 341 al 365.  Il problema può essere quindi esemplificato in questi termini: in quale di questi due archi di tempo (325-340 e 341-365) è più probabile che sia avvenuta la morte di S. Nicola?
Ricordando che nessun testo anteriore al 1000 indica l'anno della morte di Nicola, ne consegue che le conclusioni cui si perviene non possono essere che nell'ordine delle probabilità e non delle certezze, essendo la fonte troppo tarda. Inoltre, ben 4, delle dieci fonti cronologiche indicate, sono indirette e relative alla traslazione.  Tardiva e mal documentata è poi la datazione di Giacomo Filippo da Bergamo (XVI secolo), per cui la vera alternativa finale vede a fronte gli anni 333/340 e 343/345.
Queste due datazioni hanno uguali possibilità a partire da considerazioni cronologiche.  Entrambe si armonizzano bene col dato di un vescovo vissuto al tempo di Costantino, e che può quindi aver ragionevolmente prolungato la sua esistenza sino al 343/45.  Questo equilibrio fra le due possibilità si rompe solo a partire dalla considerazione sul silenzio degli scrittori coevi. Di conseguenza l’ipotesi più vicina alla realtà e che Nicola sia morto tra il 335 e il 337.