News | Bari e San Nicola | Visite Virtuali | Fotogallery | Bollettino di San Nicola | Souvenir | Altre Istituzioni | Informazioni Utili |
sei in » Home » Vita Liturgica

 "La liturgia mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell'eucaristia, «si attua l'opera della nostra redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa. Questa ha infatti la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente nell'azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina; tutto questo in modo tale, però, che ciò che in essa è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, la realtà presente alla città futura, verso la quale siamo incamminati . In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa per farne un tempio santo nel Signore, un'abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo, nello stesso tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie perché possano predicare il Cristo. Così a coloro che sono fuori essa mostra la Chiesa, come vessillo innalzato di fronte alle nazioni, sotto il quale i figli di Dio dispersi possano raccogliersi, finché ci sia un solo ovile e un solo pastore" (Sacrosanctum Concilium, n. 2).

 ________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

QUARESIMA E PASQUA DI RISURREZIONE 2012

 PROGRAMMA


Mercoledì 22 febbraio 2012 - Mercoledì delle Ceneri
7.30 – 9.30 – 18.30 – 21.00: SS. Messe con imposizione delle ceneri
Confessioni: dalle 9 alle 12.00 - dalle 17.30 alle 21.00

Ogni Giovedì di Quaresima: ADORAZIONE EUCARISTICA – 20.30 : 22.30
(Chiesa di San Gregorio)
(23 Febbraio; 1 Marzo; 8 Marzo; 15 Marzo; 22 Marzo; 29 Marzo)

Ogni Venerdì di Quaresima: VIA CRUCIS e Meditazione - 18.30
(24 Febbraio; 2 Marzo; 9 Marzo; 16 Marzo; 23 Marzo; 30 Marzo)

Venerdì 30 Marzo
Accoglienza della Statua della Madonna Addolorata - 17.30
Solenne Via Crucis 21.00

Domenica 1 Aprile - Domenica delle Palme
7.30 – 9.30 – 10.30 – 12.00 – 13,00 – 18.30 – 20.30: SS. Messe.
ore 10.00: Sagrato della Basilica: Benedizione delle Palme - Processione e Celebrazione Eucaristica
Confessioni: dalle 7.30 alle 14.00 - dalle 17.30 alle 21.00


SETTIMANA SANTA

5 Aprile - GIOVEDÌ SANTO
8.00 Ufficio delle Letture e Lodi Mattutine
18.30 S. Messa in “Coena Domini”
21.00 Adorazione eucaristica
24.00 Chiusura della Basilica
Confessioni: dalle ore 9 alle ore 12.00 - dalle 17.30 alle 21.00

6 Aprile - VENERDÌ SANTO
8.00 Ufficio delle Letture e Lodi Mattutine
18.30 Celebrazione della Passione del Signore
Confessioni: dalle 9 alle 12.00 - dalle 17.30 alle 21.00

7 Aprile – SABATO SANTO
8.00 Ufficio delle Letture e Lodi Mattutine
Confessioni: dalle 9 alle 12.00
23.30 VEGLIA PASQUALE
Confessioni: dalle 22,30 alle 24.00


8 Aprile – PASQUA DI RISURREZIONE
7.30 – 9.30 – 10.30 – 12.00 – 13.00 – 18.30 – 20.30: SS. Messe
Confessioni: dalle 7.30 alle 14.00 - dalle 17.30 alle 21.00

__________________________________________________________________________________
I PP. Domenicani della Basilica di San Nicola
augurano a tutti un buon cammino spirituale quaresimale
e una Santa Pasqua di Risurrezione

 


 

 Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012

 "Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone" (Eb 10, 24)
 
 
Fratelli e sorelle,
la Quaresima ci offre ancora una volta l'opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l'aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. È un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale. Quest'anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei: "Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone" (10, 24). È una frase inserita in una pericope dove lo scrittore sacro esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e l'accesso a Dio. Il frutto dell'accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù teologali: si tratta di accostarsi al Signore "con cuore sincero nella pienezza della fede" (v. 22), di mantenere salda "la professione della nostra speranza" (v. 23) nell'attenzione costante ad esercitare insieme ai fratelli "la carità e le opere buone" (v. 24). Si afferma pure che per sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio (v. 25). Mi soffermo sul versetto 24, che, in poche battute, offre un insegnamento prezioso e sempre attuale su tre aspetti della vita cristiana: l'attenzione all'altro, la reciprocità e la santità personale.
 
1. "Prestiamo attenzione": la responsabilità verso il fratello.
 
Il primo elemento è l'invito a "fare attenzione": il verbo greco usato è katanoein, che significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà. Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a "osservare" gli uccelli del cielo, che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr. Lc 12, 24), e a "rendersi conto" della trave che c'è nel proprio occhio prima di guardare alla pagliuzza nell'occhio del fratello (cfr. Lc 6, 41). Lo troviamo anche in un altro passo della stessa Lettera agli Ebrei, come invito a "prestare attenzione a Gesù" (3, 1), l'apostolo e sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a fissare lo sguardo sull'altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l'atteggiamento contrario: l'indifferenza, il disinteresse, che nascono dall'egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la "sfera privata". Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell'altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere "custodi" dei nostri fratelli (cfr. Gen 4, 9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l'essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo di Dio Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: "Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli" (Lett. enc. Populorum progressio [26 marzo 1967], n. 66).
L'attenzione all'altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. La cultura contemporanea sembra aver smarrito il senso del bene e del male, mentre occorre ribadire con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è "buono e fa il bene" (Sal 119, 68). Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell'altro, desiderando che anch'egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. La Sacra Scrittura mette in guardia dal pericolo di avere il cuore indurito da una sorta di "anestesia spirituale" che rende ciechi alle sofferenze altrui. L'evangelista Luca riporta due parabole di Gesù in cui vengono indicati due esempi di questa situazione che può crearsi nel cuore dell'uomo. In quella del buon Samaritano, il sacerdote e il levita "passano oltre", con indifferenza, davanti all'uomo derubato e percosso dai briganti (cfr. Lc 10, 30-32), e in quella del ricco epulone, quest'uomo sazio di beni non si avvede della condizione del povero Lazzaro che muore di fame davanti alla sua porta (cfr. Lc 16, 19). In entrambi i casi abbiamo a che fare con il contrario del "prestare attenzione", del guardare con amore e compassione. Che cosa impedisce questo sguardo umano e amorevole verso il fratello? Sono spesso la ricchezza materiale e la sazietà, ma è anche l'anteporre a tutto i propri interessi e le proprie preoccupazioni. Mai dobbiamo essere incapaci di "avere misericordia" verso chi soffre; mai il nostro cuore deve essere talmente assorbito dalle nostre cose e dai nostri problemi da risultare sordo al grido del povero. Invece proprio l'umiltà di cuore e l'esperienza personale della sofferenza possono rivelarsi fonte di risveglio interiore alla compassione e all'empatia: "Il giusto riconosce il diritto dei miseri, il malvagio invece non intende ragione" (Pr 29, 7). Si comprende così la beatitudine di "coloro che sono nel pianto" (Mt 5, 4), cioè di quanti sono in grado di uscire da se stessi per commuoversi del dolore altrui. L'incontro con l'altro e l'aprire il cuore al suo bisogno sono occasione di salvezza e di beatitudine.
Il "prestare attenzione" al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli.
Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo. Nella Sacra Scrittura leggiamo: "Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere" (Pr 9, 8s). Cristo stesso comanda di riprendere il fratello che sta commettendo un peccato (cfr. Mt 18, 15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna - elenchein - è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr. Ef 5, 11). La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di "ammonire i peccatori". È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all'atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recriminazione; è mosso sempre dall'amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello.
L'apostolo Paolo afferma: "Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu" (Gal 6, 1). Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l'importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità. Persino "il giusto cade sette volte" (Pr 24, 16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr. 1 Gv 1, 8). È un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C'è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr. Lc 22, 61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi.
 
2."Gli uni agli altri": il dono della reciprocità.
 
Tale "custodia" verso gli altri contrasta con una mentalità che, riducendo la vita alla sola dimensione terrena, non la considera in prospettiva escatologica e accetta qualsiasi scelta morale in nome della libertà individuale. Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche, sia alle esigenze spirituali e morali della vita. Non così deve essere nella comunità cristiana! L'apostolo Paolo Invita a cercare ciò che porta "alla pace e alla edificazione vicendevole" (Rm 14, 19), giovando al "prossimo nel bene, per edificarlo" (ibid. 15, 2), senza cercare l'utile proprio "ma quello di molti, perché giungano alla salvezza" (1 Cor 10, 33). Questa reciproca correzione ed esortazione, in spirito di umiltà e di carità, deve essere parte della vita della comunità cristiana.
I discepoli del Signore, uniti a Cristo mediante l'Eucaristia, vivono in una comunione che li lega gli uni agli altri come membra di un solo corpo. Ciò significa che l'altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza. Tocchiamo qui un elemento molto profondo della comunione: la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale. Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, si verifica tale reciprocità: la comunità non cessa di fare penitenza e di invocare perdono per i peccati dei suoi figli, ma si rallegra anche di continuo e con giubilo per le testimonianze di virtù e di carità che in essa si dispiegano. "Le varie membra abbiano cura le une delle altre" (1 Cor 12, 25), afferma San Paolo, perché siamo uno stesso corpo. La carità verso i fratelli, di cui è un'espressione l'elemosina - tipica pratica quaresimale insieme con la preghiera e il digiuno - si radica in questa comune appartenenza. Anche nella preoccupazione concreta verso i più poveri ogni cristiano può esprimere la sua partecipazione all'unico corpo che è la Chiesa. Attenzione agli altri nella reciprocità è anche riconoscere il bene che il Signore compie in essi e ringraziare con loro per i prodigi di grazia che il Dio buono e onnipotente continua a operare nei suoi figli. Quando un cristiano scorge nell'altro l'azione dello Spirito Santo, non può che gioirne e dare gloria al Padre celeste (cfr. Mt 5, 16).
 
3. "Per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone": camminare insieme nella santità.
 
Questa espressione della Lettera agli Ebrei (10, 24) ci spinge a considerare la chiamata universale alla santità, il cammino costante nella vita spirituale, ad aspirare ai carismi più grandi e a una carità sempre più alta e più feconda (cfr. 1 Cor 12, 31-13,13). L'attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, "come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio" (Pr 4, 18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio. Il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell'amore di Dio. Così la Chiesa stessa cresce e si sviluppa per giungere alla piena maturità di Cristo (cfr. Ef 4, 13). In tale prospettiva dinamica di crescita si situa la nostra esortazione a stimolarci reciprocamente per giungere alla pienezza dell'amore e delle buone opere. Purtroppo è sempre presente la tentazione della tiepidezza, del soffocare lo Spirito, del rifiuto di "trafficare i talenti" che ci sono donati per il bene nostro e altrui (cfr. Mt 25, 25s). Tutti abbiamo ricevuto ricchezze spirituali o materiali utili per il compimento del piano divino, per il bene della Chiesa per la salvezza personale (cfr. Lc 12, 21b; 1 Tm 6, 18). I maestri spirituali ricordano che nella vita di fede chi non avanza retrocede. Cari fratelli e sorelle, accogliamo l'invito sempre attuale a tendere alla "misura alta della vita cristiana" (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte [6 gennaio 2001], n. 31). La sapienza della Chiesa nel riconoscere e proclamare la beatitudine e la santità di taluni cristiani esemplari, ha come scopo anche di suscitare il desiderio di imitarne le virtù. San Paolo esorta: "gareggiate nello stimarvi a vicenda" (Rm 12, 10).
Di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, tutti sentano l'urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone (cfr. Eb 6, 10). Questo richiamo è particolarmente forte nel tempo santo di preparazione alla Pasqua. Con l'augurio di una santa e feconda Quaresima, vi affido all'intercessione della Beata Vergine Maria e di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
 
Dal Vaticano, 3 novembre 2011
 

inizio pagina

San Nicola| La Basilica| Vita Liturgica| I Domenicani| Centro Ecumenico| Centro Studi Nicolaiani

Museo| Archivio| Biblioteca| Il Tesoro di San Nicola | News

Basilica San Nicola - Bari |contatti | credits

Sito ottimizzato per Internet Explorer 6 o superiore, Mozilla Firefox 1.5 o superiore, a una risoluzione di 1024x768 e superiori