“Essere riuniti nella tua mano” (Ez 37,17)
Nel primo incontro di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, una numerosa folla ha gremito la Basilica di S. Nicola. Non era certo spinta da curiosità per partecipare a questo evento, ma dal desiderio di incontrarsi tra fratelli, nonostante perduri la separazione. Nello stesso giorno, si celebrava anche la giornata mondiale delle migrazioni, così la celebrazione è stata arricchita pure dal contributo di fratelli di provenienza di altri Paesi e che hanno evidenziato alcuni segni particolari della loro cultura di origine.
La preghiera di quest’anno, che ha come passo scritturistico Ez 37, 1-14, è stata proposta dalle chiese della Corea, un popolo diviso in due paesi. Da questa esperienza dolorosa è rivolto a tutti i cristiani l’invito a rendersi conto dello scandalo della disunione, a invocare il perdono per questo e a diventare, di conseguenza, ambasciatori di riconciliazione nel mondo. È necessario per questo intraprendere un cammino di conversione, senza la quale nessun progresso potrà avvenire.
Una traccia per tale cammino ci è stata suggerita, durante la preghiera, dalla riflessione del prof. Paolo Ricca, della chiesa Valdese, a proposito del versetto di Ezechiele “Saranno una cosa sola nella mia mano”.
Ecco alcuni stralci delle sue espressioni: “ Di chi sta parlando il profeta? Di noi che siamo qui, di noi il profeta dice sarete una cosa sola nella mia mano. Noi possiamo dire: come è possibile? Noi che siamo tanti gruppi divisi? 330 chiese cristiane e non siamo divisi solo tra cristiani, ma anche tra credenti: ebrei, musulmani, ecc… come è possibile essere uno come dice Ezechiele? Ancora di più: siamo divisi tra popoli, quindi per gli uomini l’unità è impossibile, noi siamo capaci solo di dividerci.
I cristiani ecumenici sono ancora pochi: l’unità, agli uomini è impossibile!
L’annuncio però vuole evidenziare che ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio! Impossibilità, possibilità: “Ecco vi tirerò fuori dai vostri sepolcri, allora vi risusciterò e dopo vi unirò!”
L’unità è possibile solo da uomini e donne risuscitati: nuovi! risuscitare è una nuova creazione. Solo un nuovo cattolico può fare l’unità con un protestante, ci vuole un nuovo ortodosso per fare unità con un cattolico e protestante. Bisogna rinascere, per unirsi.
Cos’è questa mano di Dio? È la mano di Dio che è scesa fino alla nostra bassezza per liberarci, la mano di Dio è:
· Gesù Cristo, in Lui siamo una cosa sola
· il nome di Dio in cui siamo stati battezzati
· la Parola di Dio, è la stessa per tutti
· lo Spirito Santo in cui siamo una cosa sola
· la mano che ci offre il pane e il vino della cena del Signore; di quell’unico pane ne abbiamo fatti tanti … e tanti calici.
In quella mano però siamo una cosa sola. Dio non ci ha chiamato ad essere cattolico, ortodosso, valdese… ma cristiano, quindi un nuovo cattolico, un nuovo protestante, nuovo ortodosso …è più importante essere cristiano che cattolico o valdese.
Dio ci aiuti ad essere davvero cristiani!”
All’ingresso della basilica, quando i fedeli entravano, ognuno riceveva un bastoncino di legno: a chi era di nazionalità italiana di un tipo, a chi di diversa nazionalità di altro tipo, come segno della nostra divisione. Durante lo scambio della pace, ogni persona doveva cercarne un’altra con il bastoncino diverso dal suo e legarlo insieme come segno di riconciliazione, che è iniziativa e opera di Dio, che ci tiene uniti nella sua mano. Processionalmente, i legnetti sono stati deposti ai piedi della croce, tenuti in mano dalle due persone che li avevano legati insieme. Altro momento di preghiera comune in cui cristiani di differente professione di fede si sono incontrati per supplicare Dio e disporsi a ricevere il dono dell’unità, avvenuto nella cripta della Basilica la sera del 21 gennaio. La preghiera è iniziata con i Vespri in rito bizantino e presieduti da Padre Vladimiro Kuciumov. Le riflessioni sul tema “I cristiani di fronte alla crisi ecologica” che sono seguite nel proseguimento della preghiera, da parte di vari rappresentanti delle Chiese, sono state seguite con interesse dai partecipanti.
Durante la Settimana, secondo il programma organizzato dall’Ufficio per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso, in vari luoghi della città e nelle chiese delle varie confessioni, i cristiani si sono trovati a pregare insieme. Il pastore della Chiesa Evangelica Cristiana, la sera del 22 gennaio, al termine della preghiera, esprimeva la sua soddisfazione per aver notato, soprattutto quest’anno, un accresciuto numero di persone rispetto ai precedenti anni, testimonianza di un crescente desiderio di unità.
Il profeta Isaia ci invita a irrobustire le mani fiacche e rinsaldare le ginocchia vacillanti perché Dio viene a salvarci dalla divisione. Anche il profeta Sofonia ci dice: “non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente” perciò, sappiamo che la speranza è fondata sulla fedeltà di Dio, dobbiamo proseguire il nostro cammino ecumenico con coraggio, come “luci di speranza”.