Nel suo intervento, don Battaglia ha anche ricordato che in Italia, “ci sono circa diecimila italiani convertiti all’islam, forse centomila simpatizzanti e praticanti buddisti, provenienti presumibilmente dal cattolicesimo”. “Domande nuove – osserva il direttore dell’ufficio Cei - salgono da questa nuova realtà. E queste domande si incontrano con un clima sociale allarmato, in cui lo straniero è spesso identificato come nemico della sicurezza, in cui cioè la tematica dell’integrazione o dell’accoglienza degli stranieri è schiacciata su quella della sicurezza”. Don Battaglia parla del “caso dei rumeni, che sono anche la più numerosa comunità ortodossa”. E riguardo alla presenza dell’Islam, aggiunge: “si tratta di una presenza rilevante che non può essere solo guardata con sospetto…. Eppure nel nostro paese il clima è spesso teso e si registrano alcuni episodi di razzismo, di chiusura, di contrapposizione, in cui talvolta si cerca di ostacolare perfino la pratica religiosa”.
(continua)
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25 NOVEMBRE
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“L’ortodossia in Italia”- Incontro con i Vescovi ortodossi in Italia: S.E. Gennadios Zervos, Metropolita per l’Italia – Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli; S.E. Innokentij, Arcivescovo di Korsun – Chiesa Ortodossa Russa; S.E. Siluan, Vescovo per l’Italia – Chiesa Ortodossa Romena
S.E. Zervos, venuto in Italia a 21 anni, esprime gratitudine per aver imparato e ricevuto moltissimo dalla Chiesa cattolica. Sottolinea il concetto di collaborazione tra le Chiese e non dipendenza.
S.E. Siluan e S.E. Innokentij ringraziano per l’accoglienza straordinaria avuta in Italia, ma la grande immigrazione attuale sfida le Chiese a collaborare nel campo sociale per sostenere i propri fedeli che vivono difficoltà nel lavoro o nella separazione dalla propria patria e famiglia. Molti fedeli in situazioni complesse ritrovano la fede, una pastorale concorde può aiutarli nella pratica dei sacramenti e a rivitalizzare la fede.
MONS. A. AMATO (SANTA SEDE): “Lo stato dei rapporti ecumenici in Europa e le prospettive sul piano teologico e spirituale”
Una grande concordia sul ruolo dei cristiani in Europa dopo Sibiu: è quella che si è registrata, nel pomeriggio. Mons. V. Paglia, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e Jonathan Boardman, decano per l’Italia della Chiesa d’Inghilterra, sono stati concordi nell’evidenziare quali sono le sfide per i cristiani oggi nel vecchio continente: “la salvaguardia dell’ambiente”, “l’accoglienza degli immigrati e dei rom”, “il peso che possono avere insieme le confessioni cristiane sulle istituzioni europee per una società più equa”, “il contrasto alla povertà”, “la lotta al fondamentalismo”, “l’impegno per la pace”. Un invito a sostenere “la necessità di una quarta assemblea ecumenica, dopo quelle di Basilea, Graz e Sibiu” è venuto in particolare da mons. Paglia. “Un tale appuntamento – ha spiegato il presule – è importante per noi cristiani, ma soprattutto per l’Europa, che rischia di perdere se stessa in quanto si sta svuotando delle sue dimensioni costitutive, delle sue radici”.
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26 NOVEMBRE - Nella tematica odierna “Ebrei e cristiani davanti a Gesù” i due relatori: Prof.ssa Amy-Jill Levine dell’Università di Studi del Nuovo Testamento di Nashville (USA) e il Prof. Armand Puig Tàrrech, decano della Facoltà di Teologia di Catalunya (Spagna) hanno esposto le diverse tradizioni di lettura della figura di Gesù.
La Prof.ssa Amy-Jill, nel clima di dialogo che da tempo si è creato con i nostri fratelli maggiori, invita a una riflessione e decisione: “Per due millenni Gesù di Nazareth ha diviso come un cuneo le nostre comunità, gli ebrei e i cristiani: forse è giunto il momento in cui Gesù, può invece fungere da ponte fra di noi. È un fatto che Sinagoga e Chiesa non concordano su certi punti di cristologia: ma possiamo senz’altro essere d’accordo sull’importanza dei messaggi di giustizia, compassione e amore, basati sulla Torà, che Gesù ha recato al mondo”.
26 pomeriggio: Visita alla Moschea di Roma


