IN UNITATE SPIRITUS
Convegno Nazionale dei Delegati Diocesani per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso
Roma 24-27 Novembre 2008
 
24 NOVEMBRE
Ha aperto il convegno Don Gino BATTAGLIA (CEI), Direttore dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Egli così si è espresso:
“Mentre assistiamo ad una crisi delle ragioni della solidarietà e dell’accoglienza, questa nostra sollecitudine per l’incontro, per l’unità dei cristiani, per il dialogo tra le religioni, acquista un rilievo inedito e – se mi consentite – anche drammatico”. “Il panorama religioso (ed etnico, culturale e sociale, dovremmo anche dire) dell’Italia – ha detto il direttore dell’ufficio Cei - sta cambiando rapidamente. In Italia ci sono un milione e 200mila musulmani. Quasi la stessa cifra di ortodossi (che stanno per superarli). Gli stessi immigrati protestanti stanno trasformando il mondo evangelico”. Alla luce di queste cifre, “l’ecumenismo non è più questione di rapporti storici con piccole minoranze o con i vertici, ma questione che investe le parrocchie e le diocesi. Questione di convivenza quotidiana, con le sue contraddizioni e le sue difficoltà, ma anche con la sua ricchezza”.
Nel suo intervento, don Battaglia ha anche ricordato che in Italia, “ci sono circa diecimila italiani convertiti all’islam, forse centomila simpatizzanti e praticanti buddisti, provenienti presumibilmente dal cattolicesimo”. “Domande nuove – osserva il direttore dell’ufficio Cei - salgono da questa nuova realtà. E queste domande si incontrano con un clima sociale allarmato, in cui lo straniero è spesso identificato come nemico della sicurezza, in cui cioè la tematica dell’integrazione o dell’accoglienza degli stranieri è schiacciata su quella della sicurezza”. Don Battaglia parla del “caso dei rumeni, che sono anche la più numerosa comunità ortodossa”. E riguardo alla presenza dell’Islam, aggiunge: “si tratta di una presenza rilevante che non può essere solo guardata con sospetto…. Eppure nel nostro paese il clima è spesso teso e si registrano alcuni episodi di razzismo, di chiusura, di contrapposizione, in cui talvolta si cerca di ostacolare perfino la pratica religiosa”.
 (continua)

 25 NOVEMBRE 

“L’ortodossia in Italia”-  Incontro con i Vescovi ortodossi in Italia: S.E. Gennadios Zervos, Metropolita per l’Italia – Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli; S.E. Innokentij, Arcivescovo di Korsun – Chiesa Ortodossa Russa; S.E. Siluan, Vescovo per l’Italia – Chiesa Ortodossa Romena
S.E. Zervos, venuto in Italia a 21 anni, esprime gratitudine per aver imparato e ricevuto moltissimo dalla Chiesa cattolica. Sottolinea il concetto di collaborazione tra le Chiese e non dipendenza.
S.E. Siluan e S.E. Innokentij ringraziano per l’accoglienza straordinaria avuta in Italia, ma la grande immigrazione attuale sfida le Chiese a collaborare nel campo sociale per sostenere i propri fedeli che vivono difficoltà nel lavoro o nella separazione dalla propria patria e famiglia. Molti fedeli in situazioni complesse ritrovano la fede, una pastorale concorde può aiutarli nella pratica dei sacramenti e a rivitalizzare la fede.
MONS. A. AMATO (SANTA SEDE): “Lo stato dei rapporti ecumenici in Europa e le prospettive sul piano teologico e spirituale”
Il dialogo “non si improvvisa”, richiede “competenza e spirito di discernimento”, rifugge da “atteggiamenti ingenui” e soprattutto non esime chi lo pratica di annunciare la propria fede. Lezioni di dialogo ecumenico ed interreligioso. Riguardo al dialogo ecumenico, mons. Amato ha parlato del dialogo della carità e della verità. “Il dialogo della carità - ha detto - è fatto di accoglienza, di ascolto e stima reciproca”. “Spiana la via al dialogo della verità” e - ha aggiunto - “Sono convinto che le visite, l’amicizia, lo scambio dei doni riescono a diradare la densa nebbia dei pregiudizi storici e psicologici” di cui sembra soffrire oggi il dialogo tra le Chiese cristiane. “Il dialogo della verità - ha subito precisato mons. Amato - non si improvvisa, richiede competenza, spirito di comprensione e riguarda contenuti teologici non negoziabili”. “I due dialoghi corrono su binari diversi, ma alla fine convergenti e procedono a due velocità. Il dialogo della carità è certamente più veloce ma il dialogo della verità corre più sicuro e con frutti certi perché fa luce sul molto che ci unisce e chiarisce ciò che ancora ci divide”.
 “Diverse sono le finalità dei due dialoghi”: “Scopo del dialogo ecumenico è il raggiungimento dell’unità dei cristiani nell’unica Chiesa di Cristo”. Finalità invece del dialogo interreligioso non è - “come alcune correnti teosofiche lasciano intendere” - la creazione di “una religione universale, sincretistica, che riconosce un minimo comune denominatore presente in tutte le religioni”. Sconfinato è l’orizzonte in cui si può concretamente attuare il dialogo interreligioso: dall’azione per il raggiungimento della pace nel mondo, alla tutela della libertà religiosa, alla protezione della vita soprattutto se indifesa. Anche nel dialogo interreligioso si richiede competenza ed una profonda conoscenza della propria identità religiosa. “Non si può fare tabula rasa della propria identità cristiana. Per entrare nel territorio altrui, il miglior atteggiamento è mostrare la propria carta di identità”.
Una grande concordia sul ruolo dei cristiani in Europa dopo Sibiu: è quella che si è registrata, nel pomeriggio. Mons. V. Paglia, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e Jonathan Boardman, decano per l’Italia della Chiesa d’Inghilterra, sono stati concordi nell’evidenziare quali sono le sfide per i cristiani oggi nel vecchio continente: “la salvaguardia dell’ambiente”, “l’accoglienza degli immigrati e dei rom”, “il peso che possono avere insieme le confessioni cristiane sulle istituzioni europee per una società più equa”, “il contrasto alla povertà”, “la lotta al fondamentalismo”, “l’impegno per la pace”. Un invito a sostenere “la necessità di una quarta assemblea ecumenica, dopo quelle di Basilea, Graz e Sibiu” è venuto in particolare da mons. Paglia. “Un tale appuntamento – ha spiegato il presule – è importante per noi cristiani, ma soprattutto per l’Europa, che rischia di perdere se stessa in quanto si sta svuotando delle sue dimensioni costitutive, delle sue radici”.
 

26 NOVEMBRE - Nella tematica odierna “Ebrei e cristiani davanti a Gesù” i due relatori: Prof.ssa Amy-Jill Levine dell’Università di Studi del Nuovo Testamento di Nashville (USA) e il Prof. Armand Puig Tàrrech, decano della Facoltà di Teologia di Catalunya (Spagna) hanno esposto le diverse tradizioni di lettura della figura di Gesù.

La Prof.ssa Amy-Jill, nel clima di dialogo che da tempo si è creato con i nostri fratelli maggiori, invita a una riflessione e decisione: “Per due millenni Gesù di Nazareth ha diviso come un cuneo le nostre comunità, gli ebrei e i cristiani: forse è giunto il momento in cui Gesù, può invece fungere da ponte fra di noi. È un fatto che Sinagoga e Chiesa non concordano su certi punti di cristologia: ma possiamo senz’altro essere d’accordo sull’importanza dei messaggi di giustizia, compassione e amore, basati sulla Torà, che Gesù ha recato al mondo”.

26 pomeriggio: Visita alla Moschea di Roma

27 NOVEMBRE - A tracciare le conclusioni del convegno è stato Mons. Vincenzo Paglia che così si è espresso: “Molto significativo è che da questo convegno è nata una pluralità di piccole ma importanti iniziative. Con il mondo ortodosso, per esempio, i vescovi intervenuti alla prima tavola rotonda in rappresentanza delle Chiese russa, romena e di Costantinopoli, hanno manifestato il desiderio di proseguire quel tavolo “di collaborazione” per affrontare insieme non solo il problema dell’immigrazione ma anche la dimensione religiosa che il flusso migratorio comporta”. “Ugualmente – ha detto mons. Paglia - si è irrobustito il legame tra la Commissione episcopale e il consiglio della Federazione delle chiese evangeliche per avviare una serie di iniziative comuni nel prossimo anno. Una piccola novità che nasce con l’auspicio che questo tavolo comune possa permettere di sciogliere alcune tensioni e favorire iniziative utili per tutti”.
Parallelamente al convegno, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei e il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). In un comunicato rilanciato dalla agenzia evangelica “Nev”, Domenico Maselli, presidente della Fcei, ha detto che “l'incontro si è svolto in un clima costruttivo” ed ha definito come “molto positivo” il fatto che “rappresentanze della Cei e della Fcei tornino ad incontrarsi per gettare le basi per comuni iniziative". Tra le iniziative, i due organismi hanno programmato di convocare sulla figura di San Paolo il IV Convegno ecumenico italiano, nel quadro degli eventi connessi con l'"Anno Paolino". Si terrà dal 29 aprile al 1° maggio 2009 a Siracusa, città che è stata la prima tappa del viaggio di Paolo verso Roma. Come già avvenuto per i precedenti convegni ecumenici, anche questo evento sarà organizzato dalla Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, dalla Fcei e dagli ortodossi. “Mi è parso – aggiunge Paglia nel concludere i lavori del convegno Cei - che il dialogo della carità stia acquisendo non semplicemente una sorta di buon galateo ma di quell’amore che sta alla base delle relazioni tra i cristiani e che è il cuore della nostra fede. Fortificare questa via significa iniziare a vivere fin da ora quella unità che sarà piena quando il Signore vorrà donarcela”.

 

 



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