Centenario di preghiera ecumenica

Se lo Spirito non si lascia imbrigliare dall’istituzione, questa d’altra parte non è sempre pronta alle sollecitazioni e ai soffi dello Spirito, che la scomodano nella sua posizione provocandone una crisi e una costante revisione…”
Penso sia avvenuto proprio così per la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani che celebra quest’anno il centenario dell’istituzione dell’ “Ottavario per l’unità della Chiesa”. Da essa lo Spirito non si è lasciato imbrigliare, provocando di tanto in tanto nuovi slanci e revisioni nel cammino storico di tale iniziativa. Nata nel 1908 su proposta di Paul Wattson, ministro episcopaliano, verso il 1930 cambiò terminologia per merito dell’abate Paul Couturier di Lione che volle darle un nuovo orientamento come ‘Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani’. Il suo invito a “pregare per l’unità della Chiesa così come Cristo la vuole e con i mezzi che Lui vuole”, permise ai cristiani di tutte le tradizioni di unirsi in una sola preghiera per l’unità, mentre precedentemente l’unità era concepita come il ritorno delle varie confessioni alla Chiesa cattolica.
La Commissione del Consiglio Ecumenico delle Chiese incaricata di preparare la Settimana di Preghiera di quest’anno, ha scelto come tema biblico “Pregate continuamente!”. La sua estrema brevità ribadisce l’importanza essenziale della preghiera e la sua potenza nel cammino ecumenico che stiamo compiendo, sebbene a diverse velocità, ma con il desiderio e la convinzione che ci vengono dalla preghiera di Gesù: “Fa’ che tutti siano uno”. È la preghiera che ha la potenza di vincere le divisioni fra le chiese cristiane, di porci in ascolto attento e di cogliere il bene che è nella diversità di ciascuna chiesa.
Il testo biblico per il centenario della Settimana è stato tratto dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi (5, 12a.13b-18) proponendo ogni giorno alla meditazione di tutti i ‘richiami’ paterni di Paolo, utili anche per la situazione attuale dei cristiani e per la ricerca della loro riconciliazione e della loro piena unità.
L’ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, il cui responsabile è Don Angelo Romita, ha organizzato la preghiera ecumenica solennizzandola in diversi luoghi della città.
Domenica 20 gennaio 2008, S. Ecc. Mons. Francesco Cacucci e vari rappresentanti delle chiese cristiane di Bari, hanno pregato insieme alla comunità Domenicana e a molti fedeli nella Basilica di S. Nicola, Santo venerato in Oriente e in Occidente, per invocare, attraverso la sua intercessione, il dono dell’unità.
Il ‘richiamo’ di Paolo assegnato per quel giorno era: “Pregate per la conversione dei cuori” così, testi biblici e commenti offerti da P. Nilos Vatopedinos, monaco greco ortodosso, dal Pastore Ruggero Lattanzio della chiesa evangelica e da Sr. Amadei delle “Sorelle di Maria” della comunità di Darmanstadt (Germania), ci hanno ripresentato le nostre responsabilità nella divisione ma anche ciò che è necessario per eliminarla: conversione per vedere quanto c’è da correggere dentro di noi, condivisione della croce come fondamento dell’unità, correzione fraterna per salvare e non per giudicare, convinzione che il regno di Dio inizia dal nostro pentimento e ravvedimento.
Nella Basilica si respirava un bel clima di preghiera favorito certamente dal canto della Corale Ecumenica, ma anche dalla cura remota di appassionati per l’ecumenismo nel preparare i fedeli alla preghiera per l’unità dei cristiani che qui in Puglia, come ho avuto occasione di sperimentare, si sente più forte che in altre parti d’Italia.
L’impegno per la ‘costruzione’ dell’unità dei cristiani, certo non si conclude con il terminare della grande settimana di preghiera, perché il “pregate incessantemente” è un invito pressante per invocare da Dio il dono dell’unità e affinché la Chiesa di Cristo si ritrovi non come popolo diviso a pregare lo stesso Signore, ma, pur conservando ‘colori diversi’ preghi e operi costantemente per il bene dell’umanità in creativa fedeltà al Vangelo. 
“Solo grazie alla preghiera comune, al dialogo ed alla cooperazione - dice Daniel, patriarca di Romania - possiamo vivere più profondamente il Santo Vangelo e, quindi, avvicinarci a Dio e ai nostri fratelli”.
 Sr. M. Consuelo Serafin O.P.
 
 
 
 

 



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